Apologia del Rosa

Oggi voglio parlare di Rosa. Si, si, avete letto bene. Romanzo Rosa.

Se i lettori di sesso maschile sono arrivati alla fine della prima frase senza abbandonare la nave assieme al capitano, allora vi invito a continuare con indomito coraggio. Il perché io abbia scelto il Rosa come argomento del mio articolo è presto detto: l’11 maggio scorso sono stata al Salone del libro di Torino e tra una fila e l’altra, tra un panino e bibita 7 euro e un deodorante sequestrato all’ingresso (cosa avrei potuto farci? Vaporizzarlo negli occhi a Roberto Saviano?) ho anche assistito ad un incontro interessante, ospiti Anna Premoli e Felicia Kingsley, due tra le più note scrittrici italiane di romanzi rosa, dal titolo: “Il rosa salverà l’editoria? “

Ehhhh, esagerata, penserete voi. Invece no, parlando di romanzo rosa citiamo un business che solo in America fattura 1 miliardo e 800mila dollari l’anno, e piazza il genere al primo posto delle vendite.

Però (c’è un però grande quanto una casa) sfido chiunque a chiedere ad un lettore di sesso maschile (oltre a molte lettrici di sesso opposto, purtroppo) cosa pensi della letteratura cosiddetta “femminile”. Nella migliore delle ipotesi, il nostro lettore si farà una risata. Nella peggiore si lancerà in fiammanti giudizi stereotipati, tra “il rosa è roba da femmine” e “non sono libri bensì spazzatura”. Ed ecco che andiamo al nodo della questione: nonostante il genere rosa sia quello più venduto al mondo, non viene quasi mai considerato un genere vero e proprio, quanto piuttosto un sottogenere.

Ma siccome al peggio non c’è mai fine, viene considerato un sottogenere per donne scritto da donne. Mi chiederete a questo punto: “vorresti dire che nessun uomo mai ha scritto d’amore??”. Hey, se un uomo scrive d’amore, non è narrativa rosa, è narrativa punto e basta. Non sono romanzi rosa, ma romanzi d’Amore!  

Perché nel 2019 si parla ancora di letteratura femminile, ma mai si è parlato e mai si parlerà di letteratura maschile? E soprattutto, perché si ha sempre la sensazione che la letteratura femminile, e dunque il genere rosa, sia sempre un gradino (o 100) sotto la grande letteratura di altro genere?

Un grande difetto dei preconcetti è che difficilmente si aggiornano, e dunque chi pensa male del genere rosa oggi, magari ha in mente i romanzi Harmony o i libri di Liala che tanto piacevano alle nostre nonne/mamme. In realtà il genere ha origini antichissime, non per niente i bis bis bis nonni dei romanzi rosa moderni sono quelli di Jane Austen, per citare la più famosa soltanto.

Nel tempo poi ha subito tante e tali trasformazioni da apparire oggi come una letteratura di tutt’altro stampo (non che io disprezzi un buon vecchio Harmony una volta ogni tanto eh? Abbiamo tutti bisogno di qualche corsaro in più, nella vita). Negli anni ’90 nasce il termine Chick lit, che indica un gruppo di scrittrici statunitensi e britanniche che scrivono libri ironici a sfondo sentimentale rivolti a giovani donne single e in carriera.

Non so, vi dice qualcosa “Il diario di Bridget Jones”? Sapevate che è tratto da un romanzo? L’autrice, Helen Fielding, ha creato un personaggio iconico, la goffa Bridget, che ha incarnato le frustrazioni di centinaia di trentenni tenendole con gli occhi incollati allo schermo o pagine, in questo caso.

Oppure così, per citarne un altro a caso, avete presente quel fortunato telefilm ambientato a New York, in cui quattro amiche trentenni sviscerano i loro problemi sociali, lavorativi e sessuali davanti ad un buon cocktail? Chi, dite? Esatto, il famosissimo Sex and the City nasce su carta stampata, dalla penna di Candace Bushnell.

Si, con un post-it

E non è un caso che proprio in Sex and the City ci sia un personaggio maschile, Jack Berger, che fa lo scrittore come Carrie, e che nonostante consideri i libri scritti dalla donna intellettualmente inferiori ai suoi, alla fine la lascia perché non regge la competizione. E la lascia con un post-it. Ermetismo puro!

Tornando al rosa, negli ultimi anni il genere si è evoluto ancora di più, e ora abbiamo anche delle scrittrici italiane a tenere alta la bandiera del Pink Power. Mai sentito parlare di Anna Premoli (Ti prego lasciati odiare, L’amore arriva sempre in ritardo, Come inciampare nel principe azzurro ndr) o Felicia Kingsley (Stronze si nasce, Un Matrimonio di convenienza, Due cuori in affitto ndr)? No? Male, male, male.

Fortunati che ci sono qui io ad aiutarvi a passare un’estate spensierata, innamorata, ironica e rosa. Si, perché il punto è proprio quello: cosa si cerca quando si prende un libro in mano? Intrattenimento? Riflessione? Emozione? Relax? Non c’è una risposta giusta o sbagliata. Leggere è una terapia per l’anima, è una coccola che ci si concede nel tempo libero, dunque dovrebbe vigere la massima libertà nelle scelte di lettura, senza stigmatizzazioni. Il punto non è se un romanzo è rosa, giallo, noir o fantasy. Il punto è se sia un buon romanzo o meno. È la qualità che conta, o no?

Io mi considero una lettrice onnivora, e sono felice di esserlo. Leggo veramente di tutto, catalogo Ikea compreso. E soprattutto senza pregiudizi. Ecco perché sto volendo condurre questa Apologia del romanzo Rosa. Perché troppo spesso ci si vergogna di ciò che si legge, o si viene etichettati per i propri gusti letterari. Pensate forse che leggere E.L James (50 sfumature di grigio) mi abbia impedito di leggere Dostoevskij? O che gustarmi un Harmony abbia eliminato dalla mia mente Hemingway?

Avanti, siamo seri. E vi dirò di più, c’è una chicca a proposito della letteratura cosiddetta “alta” che forse non tutti conoscono…

Alcuni dei più grandi romanzi della letteratura mondiale, robette tipo “Delitto e Castigo” o “i Fratelli Karamazov” del nostro amico russo sopracitato, o “i Tre Moschettieri” del francese Alexandre Dumas, o il colossale “guerra e pace” di Tolstoj, o in Italia “le avventure di Pinocchio” di Collodi (e chi più ne ha più ne metta), non sono nati come romanzi! Sono nati come “feuilleton” o in italiano, romanzi d’appendice, cioè romanzi pubblicati a puntate sul giornale di turno. E, attenzione! I detrattori ai tempi non accettarono di considerarli alla pari delle opere letterarie colte, no! Dovevano confluire in un sottogenere sottostimato.

Ma vi pare? Guerra e pace un sottogenere, uno dei più grandi romanzi nella storia nonché uno dei più falsificati sul curriculum dei lettori?

Con questo voglio forse dire che ogni romanzo rosa è un piccolo Guerra e Pace in attesa della patente di nobiltà letteraria? Ovviamente no! Voglio solo invitarvi a superare i preconcetti, se presenti, e considerare che basta un cambio di prospettiva, per vedere le cose con occhi nuovi.

E se poi il genere proprio non vi piace allora pazienza! Ma se invece vi piace, o potrebbe piacervi, provate!! Condividete senza vergogna!

A tal proposito, ecco i miei consigli di lettura per Agosto, proprio con due tra i miei romanzi preferiti del genere, entrambi nostrani:

 Il primo romanzo che voglio consigliarvi è “Come inciampare sul principe azzurro” di Anna Premoli, Newton Compton, 2013.

Racconta la storia di Maddison Jhonson, una biondissima (finta) ragazza in carriera londinese, più interessata alla moda che al lavoro, che tuttavia le riesce piuttosto bene. Fino a qui tutto regolare. Finché la giovane Maddison non si trova, per uno scherzo del destino, trasferita per un anno alla filiale di Seul, in Corea del Sud. E se già questo non fosse abbastanza scioccante per la britannicissima Maddy, si ritrova pure alle dipendenze dell’antipatico, seppur affascinante, Mark Kim, di origini coreo-americane.

 
Come in quasi tutti i libri della Premoli, i protagonisti hanno delle caratteristiche tipiche dei romanzi rosa, ma allo stesso tempo si presentano in un modo tutto nuovo. Una donna che non è la tipica perfettina inarrivabile, e nemmeno la povera, ingenua stolta che aspetta il macho di turno che la salvi e le indichi le vie dell’amore. È una ragazza normale, che ha studiato economia spinta più dall’ambizione della madre che dalla sua, ma che nonostante ciò è in gamba. Sogna di viaggiare e fare esperienze, ma solo dove dice lei, e ha paura di volare. Sogna il grande amore, ma non vuole mettersi in gioco. Sfido chiunque a non aver conosciuto nella realtà almeno un paio di persone così!
Consigliato a chi, in un libro, cerca svago, divertimento, del sano sesso, intrigo, sogni ad occhi aperti con un piede nella realtà e soprattutto, tanto tanto Amore.

Il secondo libro che vi consiglio è invece un’assoluta novità, che ho acquistato e letto (in un giorno) dopo il Salone del libro di Torino. S’intitola “Due cuori in affitto”, scritto da Felicia Kingsley per Newton Compton 2019. Racconta la storia, con punti di vista narrativi paralleli, di Blake e Summer. Scrittore maledetto semi-alcolizzato lui, vegetariana yoga-maniaca lei. Newyorkese fino al midollo lui, Californiana d’adozione lei. Li accomuna l’affitto della casa vacanze negli Hamptons che, per sbaglio, viene ceduta ad entrambi, cosicché i due si trovano a condividere la stessa casa.

Non svelo niente di più sulla trama, perché è un testo che consiglio assolutamente di leggere. Frizzante, scorrevole, mai scontato, divertente, sexy, memorabile. È una chicca del suo genere. Brava Felicia, non deludi mai.

E poi, cari amici, diciamocelo: la realtà è già così cinica, impegnativa, negativa… Non ci meritiamo, ogni tanto, di toglierci i guantoni da boxe, sputare i paradenti e prenderci una pausa dai cazzotti che ci tira la vita, stravaccarci sul divano e goderci una sana, bella, soddisfacente storia d’amore? Io vi confesso di si, parlando per me.

Buona Lettura!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...