Il coraggio di lasciare i libri a metà

Test: Sai prenderlo per la gola??

Io sono del parere che dallo stile di lettura di ognuno si possa intuire molto della personalità. Avete presente quei test che tanto andavano di moda nelle riviste degli anni 90/2000?

“Dimmi che colore indossi e ti dirò chi sei”; “Quale gusto di gelato preferisci? Dimmelo e ti dirò qual è il tuo ragazzo ideale.”

Ecco, io ultimamente ho riflettuto su cosa può dire di noi il nostro stile di lettura:

Sei uno che divora i libri come se il tempo ti ricorresse per inghiottirti?

Sei uno che sottolinea le frasi più incisive? Sei uno che fa le orecchie o che usa il segnalibro?

Oggi la domanda che mi frulla in testa è: Sei uno che ha il coraggio di mollare i libri a metà?

Parlo di coraggio perché è di questo che si tratta per me. Quando ho iniziato a leggere, l’ho presa come prendo tutto nella mia esistenza.
Una missione importantissima da portare a termine nel miglior modo e nel minor tempo possibile. Sarebbe stato impensabile fino a poco tempo fa, per me, lasciare un libro a metà.
Avevo questa fissazione che un libro una volta iniziato andasse finito, per una questione di rispetto, per una questione di orgoglio. Per una questione di principio, insomma. E quindi mi costringevo a finire anche i libri che non mi appassionavano, anche se devo dire che nella mia vita finora sono stati pochi.

Il culmine di questa strana sindrome che chiameremo SLP “Sindrome della lettrice perfettina”, l’ho raggiunto quando ho iniziato a leggere in modo sistematico le bibliografie degli autori scelti di volta in volta.

Quindi questo ha significato conoscere e leggere tutti i libri di autori straordinari come Isabel Allende o Banana Yoshimoto, ma ha anche significato intestardirmi a leggere i peggiori fantasy che abbia mai letto, e cioè i romanzi della nostra Licia Troisi. Non me ne vogliano i fan, tutti i gusti sono gusti, ma raramente ho letto dei libri scritti in modo così povero. E dire che il fantasy è il mio genere preferito!

Ma, purtroppo per me, quando ho letto il primo romanzo della Troisi mi trovavo nel pieno della mia SLP. Quindi, non solo ho finito la prima trilogia, ma ho acquistato e letto le altre due. Masochismo allo stato puro.

Ma il perché di tutto questo? A volte si proiettano le proprie insicurezze sulle proprie passioni. Era impensabile per me ammettere di non essere riuscita a finire un libro. E la cosa peggiorava quanto più la reputazione del libro era alta. Insomma, non riesco a finire un giallo d’appendice? Ok, dai. Non riesco a finire un classico della letteratura francese? C’era già un girone dantesco ad aspettarmi a braccia aperte!

È come il cinefilo che si vergogna magari ad ammettere che va al cinema anche per vedere i film di The Rock, oltre che film francesi d’autore. Anche per la lettura è lo stesso, si tende a non ammettere i fallimenti, le rinunce. Diventa una gara a chi legge di più, più velocemente, più di qualità, più di tutto.

Io invece ultimamente ho rivoluzionato un po’ il mio modo di vivere. Mi sono accorta che questa stupidissima SLP non si rifletteva solo sul mio modo di approcciare la lettura, ma anche di approcciare la vita.
Questa ansia di essere sempre perfetta, sempre la più brava, sempre la più buona, sempre la più disponibile, sempre la più di tutto.

Mi sono accorta che essere perfetta non sempre equivale ad essere felice.
Che la felicità e la perfezione non sempre vanno d’accordo, e anzi spesso si trova più gioia nelle imperfezioni, nei difetti e negli sbagli.
Ma non in quelli degli altri, nei propri.

Da un po’ ho dunque smesso di impormi di leggere un libro per forza dall’inizio alla fine. Forse non riesco a finirlo perché non sono predisposta, perché non ho le chiavi giuste per interpretarlo, o semplicemente perché il libro in questione non mi piace, e non è colpa di nessuno, né mia né del libro.

il libro che lancia il nostro Bradley è Addio alle armi di Hemingway

(Chi volesse leggere tra le righe una grande metafora, può liberamente.)

Dunque oggi non consiglierò dei libri che ho letto, ma dei libri che non sono riuscita a leggere. E chissà che qualcuno tra voi saprà farmi venire voglia di finirli? O che qualcuno tra voi troverà in me una compagna di sventure e mi farà sentire meno sola nella vergogna?

Il primo libro che non sono mai riuscita a finire di leggere è un classicone. Un Classico con la C maiuscola, che da tutti viene osannato come un capolavoro, e sono sicura che lo è, sono io a non esserne all’altezza evidentemente:
Il maestro e Margherita del russo Michail Bulgakov.

Intanto già il fatto che appartenga alla letteratura russa assurge il lettore a delle vette astronomiche di sapienza. Il fatto poi che poetuncoli del calibro di Eugenio Montale (insomma, uno così, che ha fatto poesia per sport) lo abbiano descritto come “Un miracolo che ognuno deve salutare con commozione”, vi renderà chiaro l’ansia da prestazione che ho provato aprendo questo libro. E niente. Non sono andata oltre la metà, e anche quella prima metà l’ho letta a fatica. Dichiaro pubblicamente di non averci capito un tubo. Aiutatemi voi. Qualcuno che mi dia la chiave per decodificarlo per favore!

La mia seconda autodenuncia riguarda sempre un Classico della letteratura russa: Guerra e pace del nostro Leo “scrivolibricorti” Tolstoj.


Ebbene si, se capita il discorso in pubblico a volte anche io annuisco e sorrido di circostanza lasciando forse un tantinello intendere di averlo letto. Ma a mia discolpa, devo dire che conosco la trama benissimo e che la miniserie è fatta veramente bene (la consiglio a tutti ndr). No, scherzi a parte, mi sento di non flagellarmi per questa lettura mancata, o meglio, iniziata e mai finita, perché stavolta il problema principale è il Tempo. Il tempo da dedicare a questa lettura non è indifferente, e purtroppo finora non sono mai riuscita a finirlo. Ma lo farò, promesso! In compenso ho letto Anna Karenina almeno quattro volte, vale?

L’ultimo libro invece è un’uscita recente. È forse il caso editoriale dell’anno, e sto parlando del fantasy Nevernight, di Jay Christoff, edito da Mondadori.

Chiunque bazzichi i social del Bookstagram (il sottobosco instagram dei lettori e delle case editrici) sarà stato bombardato dalla pubblicità di questa saga. Mondadori l’ha pompata allo sfinimento. Copertine stupende, trama impeccabile, promesse di sangue e colpi di scena, insomma, che può esserci di meglio? Insomma, io l’ho iniziato e l’ho mollato poco dopo. Non lo so. Forse il rovescio della medaglia di questo mio nuovo atteggiamento nei confronti della lettura è che da testarda sono diventata lassista, e se un libro non mi trafigge allora non lo continuo. Sono sicura che lo riprenderò, e anzi, se qualcuno di voi l’ha già letto e crede che io debba assolutamente farlo, bacchettatemi pure!

Insomma, è o non è un sacrosanto diritto del lettore quello di lasciare i libri a metà? Secondo me in generale, nella vita, a volte bisogna che si impari a mollare, a lasciar andare le cose che non si sentono giuste in quel momento. Quindi perchè no, anche i libri. E se un libro ti sembra brutto, mollalo, e ricorda le parole del grande James Joyce: “ La vita è troppo breve per leggere libri brutti“.

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