ELENA FERRANTE: UN ANTIDOTO AL MIO BLOCCO DEL LETTORE

Succede ad un certo punto che mi ammalo. Mi ammalo di blocco del lettore.

Il blocco del lettore è una brutta patologia che affligge almeno una volta nella vita chiunque ami i libri e la lettura. Inizia subdolamente, prima ci metti più del solito a finire un libro, poi aumenta l’intervallo tra un libro e l’altro… Poi ti ritrovi come me, ad iniziare e abbandonare due, tre testi, e passare un mese senza leggere nemmeno il volantino dell’ Esselunga. Insomma, non so cosa mi sia successo nell’ultimo mese, ma mi sono bloccata.

Cosa fare a questo punto? Non è certo la prima volta che mi capita, e di solito ho una routine anti-blocco, che prevede la riscoperta dei grandi classici della mia biblioteca. Allora stavolta, per andare sul sicuro, mi sono messa a rileggere “Il Signore degli Anelli”.

Risultato?

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Niente, tabula rasa. Noia, sbadigli e morte. Ero ormai rassegnata ad un futuro grigio e senza libri (si, sono teatrale, come al solito), e a trasformare questo blog nell’ennesima pagina pro- gattini (ma non per Salvini, poveri gatti), quando l’altra sera entro alla Feltrinelli in piazza Gae Aulenti a Milano. I miei occhi cadono sul nuovo libro della Ferrante “La vita bugiarda degli adulti”, che campeggiava in vetrina monopolizzando lo spazio a disposizione. Sarà un segno, pensò il mio cervello. Stai calma, disse il mio portafoglio. 15% di sconto, recitava la copertina. Bene, l’ho comprato.

Ora, ho una premessa da fare prima di parlare del libro in questione. Io credo di far parte di quella piccolissima percentuale di persone al mondo che non ha mai letto nulla di Elena Ferrante. Mea culpa, lo ammetto.

Conosco ovviamente la saga de “L’amica geniale”, conosco moltissima gente che la adora, riconosco che sia un fenomeno letterario. Però io non l’ho mai letta, non ne sono mai stata attratta e dunque niente fenomeno Ferrante per me. Forse pecco un po’ della sindrome dell’alternativo per forza. Siccome piace a tutti e tutti ne parlano allora io non ne sono attirata. Ognuno ha i suoi difetti.

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Dunque approccio questo romanzo della Ferrante completamente ignara di quello che mi troverò tra le mani. Una bomba ad orologeria.

“La vita bugiarda degli adulti”, edito da e/o, è un romanzo relativamente breve, di appena 326 pagine. Autoconclusivo (anche se lascia nel finale uno spiragli aperto per un eventuale seguito), racconta uno spaccato di vita di Giovanna, adolescente della Napoli bene, e delle persone che ruotano attorno alla sua famiglia. La vicenda inizia in “medias res”, con una frase emblematica che potrebbe tranquillamente diventare un incipit iconico: “Due anni prima di andarsene di casa mio padre disse a mia madre che ero molto brutta”.

Con questa frase si apre una finestra sulla psiche di questa ragazzina, che affronterà l’adolescenza con questa impressione di bruttezza fisica che diventerà anche bruttezza psicologica che la accompagnerà per anni guidando le sue azioni e i suoi rapporti con i genitori, con gli amici e con gli altri parenti.Da quella frase poco delicata pronunciata dal padre, inizia la storia di Giovanna, dodicenne fino a quel momento coccolata e amata alla follia dai genitori, in quanto figlia unica. Emerge dalle brume del passato di suo padre la sorella Vittoria, una zia descritta come un mostro mitologico, un concentrato di malvagità e dialetto, da cui Giovanna inizia a sentirsi inesorabilmente attratta.

Sarà proprio la zia Vittoria a dare a Giovanna la spinta ad aprire gli occhi sulla verità del mondo degli adulti. E lei aprirà gli occhi, e lo farà smascherando i suoi genitori, se stessa ma anche Vittoria, in un turbine adolescenziale di degrado e rinascita. Il tutto sullo sfondo di una Napoli vivida, pulsante, divisa in due. Da una parte Giovanna e i suoi genitori, insegnanti di liceo, colti, affascinanti, moderni, con una cerchia di amici altrettanto sofisticata. La Napoli in cui vivono è quella del Vomero, storicamente sede della borghesia altolocata della città partenopea, fisicamente e simbolicamente posta su una collina. Da lì scendendo giù, giù, verso i quartieri popolari, si incastonano come gemme vivide e brillanti i parenti “popolani” del padre di Giovanna. Su tutti spicca la personalità temporalesca della zia Vittoria. La storia di Giovanna è a doppio filo con quella di Vittoria, e come tutti i personaggi letterari di grande spessore, non si può che amarla o odiarla.

Per il resto, il romanzo è un bellissimo romanzo di formazione, non scontato nè banale. I temi importanti della vita, l’amore, l’amicizia, la famiglia, le radici, sono trattate in modo mai scontato.

In particolare emerge questa dicotomia tra il mondo dei bambini, che viene sempre educato alla sincerità, e il mondo degli adulti, che si fonda e si nutre delle sue bugie.

“Bugie, bugie. Gli adulti le vietano e intanto ne dicono tante”

L’ho finito in un giorno e mezzo, blocco superato, direi. Grazie Elena.

E’ un libro che consiglio a prescindere dal fatto che amiate o no la Ferrante. Credo sia bello nella sua unicità, e infatti non sto pensando di recuperare i romanzi scritti precedentemente dall’autrice. Li lascerò li, in attesa, nel limbo della possibilità che possano servirmi un giorno per sbloccarmi di nuovo.

Un pensiero riguardo “ELENA FERRANTE: UN ANTIDOTO AL MIO BLOCCO DEL LETTORE”

  1. Complimenti per aver superato il blocco che comunque può accadere e accade in ogni aspetto e anche passione della vita. Hai fatto la cosa giusta: stare con il blocco. Ovvero non simpatizzare col blocco ma non farci a braccio di ferro e neanche girargli le spalle. Accettare che ci sia anche lui come parte di se stessi in questo momento della vita fiduciosi che la passione possa farsi avanti e far presenza pure lei. E’ un po’ come quando si ha un nuovo vicino dal “brutto ceffo”: non lo provochi, non lo inviti a cena subito, non lo eviti aumentando la tua paura e le fantasie angoscianti. Impari a “coesisterci” osservando che nel 99% dei casi non ti sbrana oggi volta che lo vedi da lontano. E col tempo ti ritroverai a goderti nuovamente aspetti piacevoli del condominio senza accorgertene (ovvero ritrovarsi con un libro in mano). Un caro saluto e hai tutto il mio tifare per te.

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