Recensione: la trilogia PHI di Azra Kohen. Per tutti i semi che vogliono schiudersi. Quando i libri fanno terapia.

Negli ultimi tempi, soprattutto da quando uso Instagram con più frequenza, mi capita sempre più spesso di lasciarmi influenzare nella scelta dei libri da leggere e da acquistare dalla pubblicità fatta su questo social. Sono arrivata al punto di chiedermi, in realtà, come facessi prima a sapere delle nuove pubblicazioni e a scegliere i nuovi libri da leggere. Come ci ha cambiati profondamente, l’era dei social!

Per l’appunto da qualche tempo mi capitava sottocchio la pubblicità di questa trilogia, edita da Mondadori, PHI, CHI e PI della psicologa comportamentale e scrittrice turca Azra Kohen. Il genere di questi romanzi si può definire innovativo dal punto di vista dei contenuti. È un romanzo a tutti gli effetti, con personaggi in evoluzione e storie che si intrecciano; è per certi versi anche un thriller psicologico, e un romanzo corale, perché il punto di vista si frammenta tra i tanti personaggi che di volta in volta narrano la propria storia mentre la vivono.

Dove sta allora l’innovazione? L’innovazione sta nel fatto che, tra le pieghe della storia narrata, questi libri sono anche dei manuali di psicologia. È come condurre delle sedute, intraprendere una terapia mentre ci si immerge nelle vicende dei suoi protagonisti. il retro di copertina del primo romanzo recita: “Questo romanzo non è per tutti. È stato scritto per le persone che hanno il coraggio di scoprire il proprio potenziale, per quei semi che hanno il coraggio di aprirsi”. Bello no?

In effetti, ad una prima lettura non si coglie totalmente il senso terapeutico di questi romanzi. Io personalmente ho uno stile di lettura sincopato e vorace, mi sono fatta prendere dalla storia dei personaggi e, nell’ansia di sapere come andasse a finire, ho trascurato le parti più discorsive e “filosofiche” che costellano tutti e tre i volumi. In effetti, credo e ammetto di aver bisogno di una seconda lettura più approfondita. Ma procediamo con ordine: gli stessi titoli dei tre romanzi ci aprono già una finestra sulle intenzioni dell’autrice e sulla spiritualità che li attraversa.

Di questi tempi la televisione è il luogo del potere. Se gli dei scendessero sulla Terra l’unico posto dove vorrebbero stare sarebbe la TV: abbastanza vicini da essere visti ma lontani al punto da non essere raggiungibili. 

Il primo volume della trilogia si chiama PHI: il PHI (Φ) rappresenta la perfezione estetica, il numero matematico della sezione aurea, l’ideale di bellezza, quell’ equilibrio nelle parti del corpo e nella natura costantemente ricercato e imitato dagli antichi greci.  Nel libro il PHI è incarnato dalla ballerina Duru. Il protagonista del romanzo, soprattutto del primo volume, è lo psicologo Can Manay. È un uomo adulto, realizzato e famoso, uno degli psicologi più famosi del paese (i romanzi sono ambientati in Turchia). Non ha solo uno studio ben avviato, è anche professore universitario e conduce un programma televisivo, nel quale analizza pubblicamente personaggi famosi, i quali fanno a gara per sedersi sul suo lettino e farsi psicanalizzare da lui. Can si presenta immediatamente come un uomo carismatico, affascinante, potente, che basta a se stesso. Ha la società e le donne più belle della nazione ai suoi piedi. è ossessionato dalla ricerca del PHI in ogni aspetto della sua esistenza, e la sua vita cambia improvvisamente quando un giorno, mentre valuta una casa da acquistare, vede nel giardino accando una giovane ballerina che balla senza musica, in equilibrio su un ceppo. La sua bellezza, la perfezione delle sue proporzioni e la pulizia dei suoi movimenti lo colpiscono profondamente. Quella ballerina è Duru, e poco importa che viva con il suo fidanzato, il saggio e talentuoso musicista Deniz: la missione di vita di Can diventa quella di avere Duru. A tutti i costi (letteralmente). Attorno a questi personaggi si aggirano caratteri in cui ognuno di noi si potrebbe facilmente rispecchiare: la studentessa brillante con problemi ad aprirsi, una giornalista affamata di verità e giustizia, una musicista geniale e tormentata, un ragazzo dal passato traumatico incompreso dai più, ecc ecc.

«Quando cerchi di allontanarti da te stesso, la vita ti acciuffare ti mette nell’angolo in modo che tu non possa scappare. E ti tiene lì, all’angolo, finché non trovi la forza dentro di te e non vedi con chiarezza ciò che devi cambiare. Non puoi andartene dal mondo senza prima aver compreso questo, perché l’uomo è qui per dare un senso a ogni cosa. Non puoi esistere senza trovare te stesso.»

Questa è a grandi linee la trama e i personaggi che si dipanano per tutti e tre i volumi, ma non aggiungo altro per non rovinarvi la sorpresa!

Il secondo volume si chiama CHI: il CHI (χ) rappresenta la variabile sconosciuta, l’ignoto, quello che ciascuno di noi nella vita è chiamato a scoprire. È il nostro potenziale, interamente da realizzare, ma difficile da individuare. PI è il terzo volume e PI (π) è anche il numero che prosegue all’infinito, quindi rappresenta l’evoluzione continua dell’essere umano.

Veniamo infine alle note dolenti. Non sono totalmente entusiasta di questa trilogia, a cui però devo concedere il beneficio del dubbio di averla letta troppo in fretta. Però, nonostante tutto, l’impressione che ho ricevuto è che la storia narrata e la filosofia di fondo non fossero totalmente in sintonia. Mi spiego meglio: a volte mi è sembrato come se la storia fosse solo un pretesto per esporre le teorie dell’autrice e spesso che il percorso dei personaggi venisse un po’ forzato per servire questo scopo. In più credo che la versione italiana abbia un po’ risentito del processo di traduzione dal turco, che è una lingua strutturalmente lontanissima dall’italiano.

La vita ci parla, attimo dopo attimo, attraverso milioni di strumenti, i suoi. Per quanto possiamo girare la testa da un altra parte lottare con i nostri sentimenti, alla fine, nonostante gli sforzi per resisterle, ci fa riflettere, ci da la risposta a tutti i nostri tradimenti. Solo coloro che riescono ad agire correttamente possono riflettersi con fierezza nel proprio specchio.  

E a proposito di Turchia, come sanno TUTTI quelli che mi conoscono (perchè ne parlo in continuazione e ormai tutti mi odiano), dopo averci vissuto per circa sei mesi, è sempre molto bello per me respirare un po’ d’aria anatolica. E via alla passeggiata sul viale dei ricordi leggendo nomi di posti, pieanze, suoni e usanze a me familiari. Solo per questo, la saga guadagna 10 punti nostalgia!!!

In definitiva, tra le pagine di questi libri troviamo una grande critica alla società di oggi, così meccanizzata, automatizzata, cinica e velenosa. Ma non è solo una sterile critica: la cosa positiva di questi romanzi è che vi si propongono anche diverse soluzioni, sia per risolvere i problemi personali che ognuno di noi si trova ad affrontare nella quotidianità, sia per effettivamente cambiare la società e l’approccio negativo che l’uomo ha con il progresso in relazione alla natura. Certamente è un intento utopistico, ma non si può far a meno di sentirsi pieni di speranza e fiducia, quando si gira l’ultima pagina dell’ultimo volume. Fiducia e speranza nell’umanità e in se stessi, semi pronti a schiudersi per far emergere il potenziale in ciascuno di noi.

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